PROGETTO DI CENTRI CULTURALI E RELIGIOSI PER LA CITTA’ DI AMMAN (GIORDANIA).

Amman città della Giordania, ubicata nel nord del paese, ha 1.036.330 abitanti nel 2004, 3.100.000 abitanti nel 2006, (considerando l’intera agglomerazione urbana), capitale del regno e capoluogo dell’omonimo governatorato. Amman può essere considerata come una città appartenente a due anime diverse, opposte e complementari: Amman est, la parte islamica e conservatrice legata alle antichissime tradizioni, in cui risiede la popolazione più disagiata e nella cui periferia hanno sede numerosi campi profughi palestinesi ed iracheni; e Amman ovest,“la signora” raffinata, molto lussuosa, zona della città in cui non mancano quartieri residenziali ed hotel confortevoli che rispondono per lo più ai canoni stilistici occidentali.Ad Amman stile arabo e stile occidentale sono mescolati pacificamente in una singolare “multietnica” armonia, sebbene la città appaia “a colpo d’occhio” tutto un groviglio di contrasti intrecciati l’uno nell’altro. È ancora più evidente che non solo i vari stili convivono ad Amman l’uno accanto all’altro ma soprattutto l’impressionante miscuglio di persone, culture, lingue, idee. Nel complesso Amman è molto diversa dalle vicine capitali mediorientali in quanto è estremamente moderna, caotica, frenetica, occidentale e calorosa. 

Dal 1947, quando contava 90.000 abitanti, ha conosciuto un fortissimo incremento della popolazione, soprattutto per il massiccio afflusso di profughi in seguito alla costituzione dello Stato di Israele e dopo la guerra del giugno 1967. È il massimo centro industriale e commerciale del paese, con impianti tessili e alimentari, cementifici e manifatturieri di tabacco. Negli anni recenti si è sviluppato un discreto movimento turistico. Nodo di comunicazioni stradali, raggiunto dalla ferrovia di Damasco che prosegue poi verso sud, fino a Ras an-Naqb

La capitale della Giordania, esattamente come Roma, fu costruita su sette colli. A causa dei forti fenomeni migratori verso Amman, e della continua ascesa demografica, lo sviluppo della città si è estesa fino ad una ventina di colli che circondano il centro cittadino, testimonianza di uno sviluppo urbanistico precoce che non sempre ha seguito una regolamentazione e una pianificazione che potesse soddisfare il fabbisogno della città. 

Come fa l’architettura dunque, a rispondere alle domande del quotidiano? Come riusciamo, in qualità di “architetti” a soddisfare le richieste del vivere moderno e a generare emozioni nel racconto della vita di tutti i giorni?
La nostra ricerca si inserisce all’ interno di questi due quesiti. Costituire un racconto del quotidiano che abbia come base l’Architettura, è infatti, la sfida più stimolante ed importante per tutti noi. Generare emozioni all’interno del racconto è la nostra massima aspirazione, riuscire ad unire e collegare Spazio, Luogo e Persone, attraverso i nostri strumenti è il nostro obiettivo. 

Questa magnifica esperienza, ha come teatro una meravigliosa città mediorientale, densa di fascino, storia e potenzialità: Amman.
Amman, è la capitale della Giordania, vanta una popolazione di circa tre milioni e mezzo3di persone di varie etnie e provenienza geografica. La conformazione urbana è particolare perché la città si sviluppa su diverse colline che frastagliano l’intera conurbazione urbana. Tale peculiarità, comporta, da un lato un’affascinante e sinuosa visione dell’insieme della città che caratterizza il paesaggio e dall’altro un vero e proprio freno per la vivibilità urbana. Sui colli si sviluppa la vita, nei wadiinvece, si sviluppano le connessioni tra le varie parti della città, rendendo questi luoghi affascinanti e pieni di storia, solamente teatri di un passaggio frugale, caotico e disattento. Alla calma apparente della città si contrappone il continuo caos di queste enormi strade che vengono viste come veri e propri letti di fiume. 

A ciò si aggiunge una vita culturale, che per la maggior parte della popolazione, non costituisce appunto, una prerogativa della propria esistenza giornaliera. Oltre a tutto questo, ciò che colpisce di più è la mancante definizione di spazi pubblici, carenza progettuale che demanda 

così, alle sole strutture religiose le uniche opportunità di incontro e connessione fisica e mentale tra la comunità.
L’ esperienza progettuale ha inizio, nell’aprile 2014 quando durante il primo dei due sopralluoghi è stato possibile visitare questa meravigliosa città. Vivendo a pieno la città, tutte le problematiche descritte sono state immediatamente evidenziate lasciando così spazio ad una forte sensazione di incompiuto urbano, facendo pervadere di fatti un forte senso di rimpianto nei confronti dell’ Architettura che suo malgrado, non è riuscita ad unire spazi e persone con dei luoghi unici nel loro genere, densi di poesia, fervore e soprattutto potenzialità. Altra immediata constatazione, è la sovrapposizione visibile di diverse epoche storiche e culturali che caratterizzano la sovrapposizione dei layer urbani che assieme alla mistificazione delle etnie costituiscono una moltitudine di riflessioni ed ispirazioni stimolanti 

Il dibattito moderno sulla città contemporanea, volge i suoi sforzi sul ritrovamento di soluzioni progettuali che riescano a soddisfare e, a regolare la città nella sua infinita complessità. Tale complessità non è generata da un’infinita moltitudine di problematiche, ma dai problemi che nascono quando “spazio, luogo e persona” vivono completamente slegati l’uno con l’altro. 

La città costituisce un racconto nella vita di ognuno di noi, un racconto che non si limita ad essere sfondo alle funzioni vitali e sociali, ma che diventa esso stesso teatro dell’azione che si sta compiendo. La relazione tra Persona, Luogo e Spazio sono infatti direttamente proporzionali alla intensità del racconto generato dal normale svolgimento di una semplice azione.

La ricerca progettuale nell’ ambito della redazione del progetto di laurea non si è voluta fermare sulla mera migliorabilità estetica del brano di città che ospita il luogo di progetto, ma ha voluto insistere su temi che vedono l’Architettura come mezzo per migliorare la qualità della vita delle persone che abiteranno quello spazio. 

E’ di facile intuizione vivendo Amman infatti, la scarsa propensione, da parte dei suoi abitanti, alla “invasione” degli spazi pubblici che non siano immediatamente destinati ad un fine pratico, non riuscendo a godere così, lo spazio come racconto delle proprie giornate ma semplicemente come mezzo che racchiude i fini pratici della loro esistenza. Le strade dei mercati del centro e quelle che portano alle moschee, vivono di un continuo flusso di persone che, a causa della scarsa organizzazione e progettualità in merito, non riescono a vivere la lentezza e il piacere di  

quelle sensazioni che caratterizzano e generano relazioni tra esseri umani. Da questi presupposti, l’ idea di progetto, che prevede la realizzazione di architetture per i giovani e una moschea, ha l’ intenzione e la presunzione, di essere lo sfondo, di un racconto figurato tra cultura e fede che veda come protagonisti ognuno dei soggetti che di ogni età e propensione culturale, vivranno quello spazio non più come luogo di passaggio ma come sfondo dinamico delle loro relazioni. Si cerca così, di progettare un nuovo spazio che porti al suo interno e come principi ben delineati, visioni antropologicamente più estese. Non si vuole perdere il valore dei beni culturali e artistici presenti nella città. Le gallerie d’arte e i musei , le biblioteche così come il percorso fisico di avvicinamento alla moschea tornano così a essere percepiti non solo come luoghi dove si possono trovare beni artistici e culturali di alto valore ma come momenti di riflessione e creazione individuale e collettiva. 

Dati gli scenari sociali, paesaggistici e culturali dell’area progettuale, era necessario disporsi con un atteggiamento di totale ascolto della preesistenza, cercando di arrivare ad un principio compositivo che mirasse da un lato all’innovazione architettonica e che 

dall’ altro, riuscisse a conservare e tramandare quel racconto che le stratificazioni della città esprimono. 

Altro aspetto che ha coinvolto, lo sviluppo del principio progettuale è stato dettato dal carattere di cesura di cui il progetto doveva farsi carico, una cesura che non si limitava ad essere praticamente architettonica o comunque urbana, ma che riuscisse a costituire un’ unione fisica tra tutti gli abitanti delle diverse zone che sono appese all’ area di progetto. 

Il principio progettuale viene individuato dunque nel disegno di una lunga passerella di 878 m.17 che conduce alla grande moschea, situata all’ estremo opposto dell’area progettuale e sulla quale si appendono diversi edifici che ospiteranno varie funzioni tutte riconducibili alla libera espressione artistica dei fruitori. Tale passerella non si limita pero’ al ruolo di tapis-roulant passivo che porti al luogo cardine delle relazioni sociali,la moschea ; ma vuole rappresentare lo sfondo attivo di un racconto fisico che si pone a cavallo tra cultura e fede, tra libera espressione culturale dell’individuo e rigida dogmatica religiosa, che attraverso lo scambio generato dall’ incontro di persone, possa far divenire questo, un luogo frequentato da persone di diversa estrazione anagrafica, culturale e sociale, che nel loro insieme possano quotidianamente interfacciarsi, incontrarsi e generare nel loro incontro, una rete infinita di relazioni, diversificate e di conseguenza costruttive nella vita quotidiana. 

Il primo edificio, è situato in testa alla passerella, si tratta di una grande scatola svuotata che ospita un piccolo teatro all’aperto libero che diventi appunto luogo di libera riunione ed espressione, artistica, culturale e sociale da parte di ogni fruitore. 

Edificio che ha il ruolo di contrapposizione compositiva ed ideologica rispetto alla moschea è senza dubbio il grande centro culturale. Dalla forma irregolare si appoggia a due diverse quote, e simbolicamente ricopre il ruolo di “porta” nei confronti degli altri edifici culturali presenti nell’area. La sua pianta totalmente libera, consente la piena polivalenza della destinazione d’uso e con una serie di doppie altezze, mira ad acquisire anche all’interno i principi progettuali di racconto che si sposano all’ intero progetto.

La facciata è trattata nel medesimo modo di quella della moschea quasi a subordinare la diversità tipologica di funzioni al medesimo linguaggio architettonico.Dalla porta rappresentata dal centro culturale si aprono gli edifici destinati a laboratorio. Le loro facciate sono trattate e studiate con un unico criterio compositivo, come se componessero un’ unica facciata che con aggetti, lucernari e giochi d’ ombre creano un sistema che totalmente allineato alla presistenza urbana retrostante. Gli edifici destinati a laboratoripresentano degli aggetti che al loro interno ospitano appunto gli spazi di lavoro e che invadono anche visivamente lo spazio. Inoltre attraverso delle regole di sottrazione ed addizione come nel caso degli spazi aggettanti, vengono generate delle corti. Edifici a chiusura di questa microarea progettuale sono rappresentati da un auditorium e da un edificio destinato a degli spazi amministrativi.Altro spazio diversificato all’ interno del progetto è costituito dai tre edifici successivi. Essi sono legati tra loro da uno spazio porticato sul quale si interfacciano in maniera diversa, e che mirano insieme agli edifici successivi a restringere la prospettiva e generare compressione spaziale “in attesa” dell’arrivo alla moschea.Altro edificio cardine che insiste lungo la passerella è il museo d’arte contemporanea che si siviluppa con un unico grande spazio in quota ad unica elevazione, dal quale si elevano tre parallelepipedi orditi in maniera diversa, i quali ospitano gli spazi espositivi, che dotati di un lucernario e squarci interni regalano giochi di luce intensi al fruitore. Al raggiungimento della quota di copertura, gli edifici divengono una stecca di servizi e bookshop e due spazi destinati alla ristorazione.

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